Atleti paralimpici benedetti da Papa Francesco

L’11 maggio Papa Francesco ha ricevuto in udienza una piccola delegazione del Comitato Italiano Paralimpico (CIP) nella Sala Nervi, in occasione della presentazione, il giorno dopo nella Sala Stampa del Vaticano, del Progetto “Casa Italia Paraolimpica a Rio”.
Qui vi presentiamo la testimonianza di fede senza limiti di due atlete italiane paralimpiche che hanno ricevuto la benedizione da Papa Francesco in vista ai prossimi Giochi paralimpici che avranno luogo a Rio de Janeiro dal 7 al 18 di settembre 2016.
Si tratta di Oxana Corso, 20 anni, lesione cerebrale, campionessa di atletica e Cristina Scazzosi, 36 anni, che soffre di ipo-visione, capofila del canottaggio paralimpico italiano (pararowing).
Papa Francesco ha chiamato gli atleti paralimpici testimoni di “speranza” perché sono la prova che “in ogni persona esista un potenziale che a volte neanche ci immaginiamo”.
Dio “ci ama come siamo, però ci fa credere in quello che possiamo essere”, aveva già ricordato il Papa agli atleti disabili (udienza del 4 ottobre 2014).
Oxana Corso è una ventenne, bionda, sorridente, porta con orgoglio quasi militare la felpa della selezione italiana paralimpica.
Lei sorride grata alla vita, alla famiglia e dice “basta” a quelli che praticano lo sport nazionale di lamentarsi per tutto e per tutti, a quelli che della tristezza ne fanno un record e impongono agli altri risultati massimi di pessimismo agonistico.
“Smettiamola di sentire pena per te stesso, di autocommiserazione; alzati dal divano, pratica uno sport, divertiti. Vivere la vita senza un alcun sorriso non ha senso”, ha detto davanti al microfono l’Atleta Oxana, vincitrice di due medaglie d’argento nelle paralimpiadi di Londra e che si allena sapendo la grande responsabilità che l’aspetta in Brasile.
“E adesso arriverò a Rio con più energia perché a 17 anni non avevo la stessa pressione addosso. ‘Dio, quel che deve succedere che succeda’, diceva, era più semplice. Adesso, ci sono più aspettative su di me”.
Per Oxana non tutto è stato successo e medaglie, ha avuto sei mesi di inattività dovuta a una mononucleosi con i suoi successivi problemi fisici. Eppure la sua malattia è stata una prova in più di costanza e perseveranza.
“Io mi sono trovata con Papa Francesco appena finita una lesione nell’anno 2014. Non so se fu quell’incontro ma qualcosa è cambiato, mi sono riabilitata e sono diventata più forte che mai. Per quello, penso che quello è stato un momento definitivo per il cambio del mio percorso”, ha detto.
La famiglia
Nella sua vita la famiglia è qualcosa che definisce come “importantissima, perché io sono stata adottata all’età di tre anni a San Pietroburgo”. Quindi “ho cominciato la mia vita ai tre anni da quando sono arrivata in Italia, del prima non ricordo niente e non ho nessun tipo di sensazione; ecco perché, la mia famiglia è fondamentale nella mia vita e viene con me ovunque”.
La sua famiglia era consapevole del suo problema fisico prima di adottarla? “Sì, perché loro dovevano adottare mia sorella minore, ma dopo hanno scoperto che lei aveva una sorella, così hanno deciso di adottare anche me”, risponde.

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Da parte sua, Cristina Scazzosi, Atleta paralimpica della Canottieri Lago d’Orta, soffre di ipo-visione, una scarsa visione che non annebbia le sue aspirazioni mischiate tra umiltà, duro lavoro e una fede di ferro che traduce nel potere della preghiera.
Così si rivolge alle persone che credono di essere sconfitte dalle difficoltà e le invita a provarlo una e un’altra volta fino all’inverosimile: il termine “Arrendersi” non c’è nel suo vocabolario.
Lei ricorda la frase che le ha detto una sportiva che come lei soffre di ipo-visione e pratica surf, un’attività che consiste nel scivolare e fare dei giri su un’onda in piedi sopra una tavola.
“Ho un tatuaggio nuovo che ho sentito da un’atleta che pratica surf e dice: ‘Non importa se è difficile, l’importante è che sia possibile’. Dunque, tentiamo di fare tutto fino all’impossibile”, ha detto.
La testimonianza di Papa Francesco ha toccato la vita personale e sportiva di Cristina. “Adesso sono nel vortice dell’emozione, ma mi sento più libera e con più desideri di dare di più”, dice dopo l’incontro con il Pontefice in Vaticano.
Quale testimonianza l’aiuterà della gara a Rio 2016? “Lui chiede sempre di pregare per lui, ma lui prega anche per me e per tutti. Io credo moltissimo nella preghiera”.
Cristina è attenta al fatto che un Papa chieda alla gente di pregare per lui. “Pregate per me. Sembra che un Papa non ne abbia bisogno e ugualmente lui chiede di pregare sempre per lui”.
Lei può vedere poco ma ha un’immagine chiara del Papa Francesco registrata nella sua mente. “Ho assistito alla trasmissione della prima volta che si è affacciato dal balcone della piazza di San Pietro. In quel momento io ero in Terra Santa a Gerusalemme. E da allora ho questa immagine di lui dal balcone, anche se non l’ho mai visto”, ammette. Il Papa sul balcone è un’icona che Cristina tiene nella sua mente e la “contamina” di “fraternità, unione, umiltà”.
Lei come affronterà questa nuova scommessa a Rio de Janeiro? “Con l’obbiettivo al 100% e, ovviamente, una preghiera”, conclude.
L’udienza privata del passato 11 maggio 2016, è stata guidata dal presidente Luca Pancalli e per il segretario generale Marco Giunio De Sanctis del CIP.
Hanno anche partecipato le atlete italiane Sara Morganti (paradressage, categoria equestre) e le nostre due intervistate, Cristina Scazzosi (pararowing – canottaggio) e Oxana Corso (atletica).

TWEET di Papa Francesco:
Il mondo ha bisogno del valore, della speranza, della fede e della perseveranza dei discepoli di Cristo.

di Ary Waldir Ramos Diaz (Traduzione: Fabiola Eslava, Naila & Nahuì Colle).

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